Fammi ridere di Leila Mascano Tadino


LEILA MASCANO TADINO
FAMMI RIDERE Paesaggio napoletano con figure in dissolvenza
ED. Robin – La Biblioteca – 2° ed. 2008

Leila Mascano Tadino è scrittrice di profonda cultura storica e letteraria, capace di immaginazione e di alternare vicende tragiche a momenti scherzosi. “ Fammi ridere “ è un romanzo di ampio respiro ambientato nella Napoli del dopoguerra e del boom economico. Narra la vicenda, suggestiva e drammatica, dell’infanzia e della pubertà di Federica , una bambina di famiglia borghese, cresciuta nel clima apparentemente dorato, in realtà attraversato da tensioni e incomprensioni, di una casa sulla collina di Posillipo e nella villa estiva ad Anacapri, a stretto contatto con una antica cultura, le vestigia degli imperatori romani e le lusinghe della modernità.
Qui si raccolgono anche altri gruppi parentali, la governante francese ( E’ stretta, sottile la bocca di Madmuasel, con due pieghette ai lati, dove si incrosta la cipria, lucide di saliva. Qualcuno la bacerà sulla bocca ? Federica crede di no. ), i domestici popolani “Così la mamma, se l’è portata a Villanova, al tennis, perché papà ha detto che, a furia di stare con le serve, ( però questa parola non si dice ) la bambina, che sarebbe lei, parla malissimo.” , gli ospiti estivi, in una ricca partecipazione corale che si manifesta sin dai primi capitoli, nell’intersecarsi delle lingue e dei dialetti, nell’intervallarsi dei racconti infantili e delle liti genitoriali, universo in cui Federica, precoce e curiosa ( Parlano di donne e ridono. “ Una botta e via “ , dev’essere come “ rubabandiera “ molto più divertente però. Pietro:” Io no, non voglio innamorarmi neppure: e poi non ci riesco. …Mi eccito, ma non mi emoziono ! .. Vorrei che stesse chiusa in casa, niente amiche, niente svaghi, niente al di fuori di me. Lo vedi che guaio che sarebbe, per tutti e due… “ Ma che differenza c’è tra eccitarsi ed emozionarsi, non vogliono dire agitarsi tutt’e due ? bisognerà vedere sul vocabolario ! ), impara a sopravvivere malgrado l’assenza affettiva di papà e mamma, nella paura del buio e della solitudine, addossata ai domestici ed al cugino maggiorenne, avvinta dalle letture nella grande biblioteca, persa nei sogni dell’infanzia e nelle prime fantasie di adolescente. Sarà proprio il legame affettivo che la lega al bel cugino a esplodere in un abbandono amoroso totale che preclude ad una pubertà felice ma travagliata, fino al successivo e definitivo distacco. La fuga di lui, tormentato dalla consapevolezza di una colpa non ricercata ma nemmeno sfuggita, che lo lega a una bambina che avrebbe dovuto solo proteggere, lo spinge all’espatrio negli Stati Uniti d’America, dove si rifarà una vita. Per Federica rimane l’incredulità, poi la disperazione, fino al tentato suicidio e infine a una lenta e amputata rinascita.
Lo stile pulito, classico, ma sempre attento ed ibridato dalla contemporaneità, il complesso intarsio ed avvicendamento di vita reale e storie immaginate dalla bambina nei suoi giochi con il cugino, le avventure ed i pericoli derivanti dalla sua partenza per proseguire gli studi in Francia, i rapporti con i coetanei e gli scambi epistolari con un’amica, la crescita somatica e psicologica, tracciano un affresco vivo ed avvincente di una generazione. Simultaneamente struggenti pagine di poesia ( Tra un’ora, quando tutte le luci saranno spente, scivolerò nel buio come un gatto ladro fuori da questa stanza. Se Maria e Pasqualina venissero dirò che sono uscita in giardino dove ho sentito miagolare,… Attraverserò scalza il salone dove gli occhi di smeraldo delle statue brillano nel buio con il loro fuoco verde… dove è sempre in agguato una mano fredda, pronta ad afferrarmi e i fantasmi di antichi morti scesi dai quadri si aggirano, coi loro fiati di nebbia, gelosi del mio sangue vivo che corre tumultuoso, pompato dal cuore gioioso e robusto, affamato di vita… Arriverò di fronte alla porta chiusa… Gli dirò sottovoce:” Non spegnere la luce, voglio vedere i tuoi occhi, voglio vedere i lugubri gechi della tristezza e della solitudine appiattirsi sul muro e svanire, distrutti per l’invidia di noi due.” … Poi correremo insieme in uno spazio infinito, dove la luce è incandescente dietro le palpebre chiuse e “ fulgono anche per noi candidi soli “ come nella poesia di Catullo sul mio libro di latino, ora come duemila anni fa e precipiteremo come due angeli…. Ed è con tale appassionata furia di annullarsi che forse s’immolarono i martiri e i santi…” e profonde considerazioni esistenziali attraversano il libro, accompagnando ed arricchendo la nuda cronaca dei fatti.
“ Fammi ridere “ è infine una richiesta d’amore, di una rinnovata felicità che sola può tornare a rallegrare il volto di una ragazza che troppo ha sofferto.

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3 risposte a Fammi ridere di Leila Mascano Tadino

  1. Frank Spada ha detto:

    Gentile Andrea Masotti, mi complimento per la bella recensione di “Fammi ridere” segnalando di averla ” linkata” qui il 29/8:
    http://www.ilgiornaledelfriuli.net/udine-cron/remanzacco-concorso-fotografico-interpretando-frank-spada-letteratura-musica-fotografie-e-assenze/comment-page-1/#comments
    Cordiali saluti.

  2. Andrea Masotti ha detto:

    Mi fa piacere. Colgo l’occasione per leggere un suo racconto. Ricambio i saluti.

  3. Frank Spada ha detto:

    Se mi fa sapere come posso contattarla le invierò un pensiero di amicizia.

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