Il lago e il tempo di Imperia Tognacci


La raccolta poetica, di ammirevole organicità e omogeneità stilistica, rappresenta nel suo percorso il viaggio che l’autrice compie dentro se stessa, alla ricerca dell’origine di sé e del mondo, nella profondità in cui la vita sgorga dal nulla e si avvolge di ricordi, fino al presente che già si espande nel futuro, in cui la vita assiste sbigottita a fenomeni epocali che la sfiorano e si inoltra verso la conclusione che chiude il circolare destino dell’universo, in cui il sé e il mondo si annientano nuovamente alla luce dell’Assoluto.
La scrittura è piantata nella parte iniziale dei versi, reclinata all’indietro, come l’animo che retrocede di fronte a un precipizio, la poetessa percepisce la voragine dell’essere, il buio e lo sferragliare del presente che sfugge ai legami della terra, unica forza vitale che ci fornisce la natura. Preferisce talora il sogno, l’autunno che con malinconica dolcezza ci rincuora, perché questo ritirasi dal presente non è dettato dal timore, bensì dalla consapevolezza di una necessità, ed il sogno lascia allora spazio all’immaginazione del futuro, incombente ma anche desiderato perché l’animo è ancora avido di conoscere e vivere.
L’espressività dei versi, alcuni di pregevole musicalità e raffinatezza, ricorda a tratti la lirica omerica, o Alcmane, poeti che, come dalla profondità della memoria ci riportano a un lontano passato, una classicità rivisitata secondo metriche e temi contemporanei.
Ecco allora che il percorso circolare inizia dal perlustrare il lago, gettarvi la lenza della memoria,
in un baluginare d’infanzia specchiarsi e coglierne il riflesso del mio volto, continua l’autrice, ritornare alle origini della nostra natura, avvolta dalle materne braccia, nel dialogo con la spiga che è madre fusa nell’unicità del vivere e del nutrire, è lucertola che si mimetizza con lo sguardo perduto/ tra scarpate selvagge, soleggiate/ da ginestre che hanno rubato/ l’oro al sole.
In questo smembrarsi e infondersi nella matrice primigenia, l’autrice straniera a se stessa dopo che il sasso ha infranto lo specchio di schemi stantii, ritorna la piena luce che rivela il colore delle cose e la vita torna un canto libero. Tragicamente però la libertà di riassaporare la vita è delusa dal quadro sociale contemporaneo, non solleva lo spirito: nessuna via di scampo. Malato, il sole percorre/ il suo arco su altri ponti. E tu, uomo, tra le luci roboanti/ del nulla, dimentichi i solchi scavati/ dalle lacrime. Droghe e veleni allarmati fiumi/ portano al mare… tra il frastuono/ del mondo globale che avanza. Allora non rimane che lo sguardo sul futuro: Sul lago nuova barca mollerà/ gli ormeggi, nuovi cigni sfioreranno/ l’acqua…in un ciclo che ritorna, alla ricerca di un senso. Vano cercare la ragione/ del tutto. Può essere il mondo/ la trama del nulla? Sotto la spinta di scricchiolii, smottamenti, caos, e polvere crolla la fortezza del mondo opulento. Siccità e emigrazione forzata denunciano il fallimento, tra bare rigate e rene macchiate di sangue. Pare a tratti emergere il gusto del gotico, o delle liriche di Edgar Allan Poe. Forse allora il lago è un rifugio per l’animo sbigottito che vede stravolgere i dettami della coscienza: sa bene Imperia Tognacci che passa dal cuore/ umano, la pace, sono nel dialogo le fondamenta sicure. Tu uomo non seguire gli abbagli mediatici, tra le onde/ getta il fardello e dissetati/ alla coppa dell’infinito.
Termina con il cielo questo rapido volo poetico, quando le gote dell’alba si colorano,/ s’illumina la fronte dell’onde. Quel cielo che si specchia nel lago, ritorna così a prendere il posto lasciato dall’uomo, ne raccoglie la voce e la memoria, e solo può contenere gli infiniti dolori e fallimenti, eppure ritornare, sempre, eterno, a illuminare la nostra vita.

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