Recensioni a Intrigo sulla Moskova


Il commento di Nicla Morletti

Intrigo sulla Moskova di Andrea Masotti“Intrigo sulla Moskova” è un ottimo libro dal ritmo serrato e dalle vicende incalzanti. Abile l’intreccio narrativo, fluente la scrittura.
Può capitare di andare a Mosca e di divertirsi, ma può capitare anche di rimanere bloccati negli uffici della Polizia.
Ma chi è Claudio Franchi? Chi sono Svetlana e Victor, Diana e Timur? Chi è Michail? Cosa sta accadendo in Cecenia? E nelle notti sul lungofiume? Spicca la figura del commissario Gremov che cattura subito l’attenzione.
Scrive l’autore: “La stesura del testo, che mi ha impegnato per oltre un anno, è iniziata durante un viaggio in Russia nel 2008, ed è proseguita tra molte ricerche e qualche difficoltà, causate dalla lontananza dall’ambiente dove si svolge la narrazione, al ritorno in Italia”. Ma vi posso assicurare, cari lettori, che il risultato della stesura dell’opera è eccellente.

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Sarebbe riduttivo ricondurre “Intrigo sulla Moskova” a un genere letterario preciso. A tratti poliziesco, a tratti thriller, è nel contempo affresco storico, scritto ad argomento iniziatico e romanzo corale. Una ventina i personaggi (tra protagonisti e figuranti) che si presentano, rivolgendosi al lettore in prima persona. Ciascuno con il suo modo di dirsi, con un percorso esistenziale preciso. Tutti in qualche modo coinvolti in un crimine che si consuma nell’estate moscovita del 2008.

Svetlana, che dalla cittadina di Klin è fuggita a San Pietroburgo sognando un impiego da cameriera per potersi permettere “le zeppe gialle, la collana d’ambra, gli stivaletti, l’I-Pod, il portatile”. E che invece, dopo poche settimane, si trova a dormire per strada, a vivere di espedienti con Victor, giovane disoccupato, a consumare vodka e droga per tacitare la fame e la disperazione, a prostituirsi e a commettere reati. Timur e Usman, studenti ceceni, come molti altri coetanei in qualche modo orfani. Di padre, di fratelli, di amici scomparsi nel nulla, o semplicemente di alternative. Abbracceranno la causa dei terroristi islamici unendosi all’esercito dello sceicco Karim. Khaskhanova, bella e orgogliosa sorella di Timur, che rischia di subire la sorte di “Leila picchiata perché senza velo” o di “Fatima stuprata perché lo portava”, se non accetta di sposare lo sceicco Karim. Adem e Ruslan (il più grande ha quindici anni), precocemente iniziati alla guerriglia, all’uso di esplosivi, al sangue, al senso di una morte gloriosa in nome della vendetta. Il commissario Gremov, prossimo alla pensione, disincantato per essere stato testimone di molte fasi critiche della storia del suo Paese: “Noi in Russia abbiamo meno paura, sono passate guerre, rivoluzioni, conquistatori, ma se ne sono sempre andati”. Claudio Franchi, imprenditore italiano che si trova per caso ad assistere a un crimine e che dovrà renderne testimonianza, e fare i conti con una forma di vigliaccheria che lo inibisce dal vivere a pieno la propria esistenza, sempre condizionato com’è dalle esigenze del suo lavoro e della moglie.

Molteplici le tematiche affrontate. Guerra e desiderio di pace, paura e atti di coraggio al limite dalla spavalderia, speranze e disillusioni, sete di giustizia e assenza della stessa a regnare sulle sorti dei protagonisti, che appaiono intrappolati in un meccanismo più grande di loro, manovrati da un destino cieco al loro dolore. O, più realisticamente, costretti a scegliere e ad agire nel condizionamento di una società deragliata, di un Paese senza unità politica, culturale e religiosa e senza rispetto delle diversità, orbo di regole universalmente valide e di un codice etico diverso da quello della sopravvivenza individuale. Perché sono gente povera, disperata, ferita. Perché sono i cosiddetti ultimi.

Forte di un minuzioso lavoro di ricerca sui luoghi e le circostanze della cornice storica, di uno spirito umanitario tangibile e mai scontato, Andrea Masotti riesce a restare sempre un passo dietro ai suoi personaggi, senza che mai la sua presenza si palesi sotto forma di giudizio, di condanna, di schieramento. Il ritmo della narrazione è incalzante, così che la tensione non viene mai a scemare, specie nel finale tutto in crescendo. Lo stile è asciutto, diretto e incisivo, coerentemente con gli argomenti trattati. Pure non rinuncia a qualche scorcio poetico che, oltre ad alleggerire la tensione, riesce a descrivere il momento più drammatico, la povertà, e persino l’orrore, con parole di Bellezza sobria e purissima. Come quando Svetlana guarda in alto, a cercare forse qualcosa che in Terra non c’è:

“Vedo il cielo blu. Il blu che sognavo nel mio villaggio, lo intravedevo dal vetro della mia camera, la finestra era sbilenca, se la giravo rischiava di cadere, il vetro era stuccato e l’angolo in basso a destra, mi pare, era, ma forse è così ancora, tenuto insieme con lo scotch dei pacchi, quello marrone. Un blu solcato da nuvole bianche (…) Ora è sopra di me. Sono sovrastata dalla mia libertà tanto grande da non poterla reggere, ma sempre meravigliosa. Come se un dio che non conosco avesse aperto una tenda da una parte all’altra dell’orizzonte per regalarmi tutto quello che ho sempre desiderato e non raggiungerò mai.”

Silvia Longo per Libri Consigliati
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Cesare Giacobazzi UniMoRe (08-11-2010)
Questo romanzo dalle tinte gialle le cui vicende si svolgono sullo sfondo della guerra cecena, è la dimostrazione di come la lettura possa essere molto piacevole e coinvolgente anche quando la struttura narrativa non è lineare e consegna al lettore un complesso intreccio di prospettive narrative. Mentre tuttavia il lettore è impegnato a ricostruire la linearità della trama, a riconoscere ogni volta il diverso io-narrante, a mettere ordine tra i tempi della narrazione (in realtà è anche tutto questo uno dei piaceri della lettura), può indugiare su passaggi narrattvi di rara bellezza lirica. Il pregio maggiore tuttavia della scrittura di Masotti, a parte la complessità della struttura narrativa di cui si diceva, è il gioco di culture, di conformazioni psicologiche e di consapevolezze ideologiche che emerge dalle vicende e dal modo di raccontarle dei personaggi. L’autore nella difficile rappresentazione per così dire “dall’interno” di una realtà a noi distante, mostra sia accuratezza nella rappresentazione dell’orizzonte culturale e storico russo-ceceno, sia la sensibilità dell’immedesimazione con diverse posizioni psicologiche, culturali e ideologiche.

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Mangialibri
Articolo di: Domenico Cosentino

Fiocchi di neve grandi e morbidi come ovatta ricoprono silenziosamente il bosco, anche i predatori notturni sono nascosti nelle loro tane, anche loro hanno paura dei guerriglieri ceceni. Dmitri passa una sigaretta ad Andrej: sono acquattati sulla neve con le loro mimetiche impermeabili, e aspettano un segnale dalla loro guida cecena, ex guerrigliero, per avanzare nella notte. I due soldati sovietici sono stati addestrati per missioni importanti come questa, scovare un nascondiglio dei ribelli dove sono tenuti prigionieri due loro commilitoni. Il freddo avvolge i loro respiri, e i due compagni hanno una brutta sensazione. Mai fidarsi di un rivoluzionario anche se è ritornato sulle sue idee. Qualcosa questa notte andrà storto. Svetlana invece è fuggita dal suo piccolo paesino per arrivare nella immensa San Pietroburgo, sognando un lavoro ben pagato per permettersi qualche piccolo vizio tecnologico, come l’iPod che ha sempre sognato, e si trova invece a fare i conti con una vita sulla strada in compagnia di un disoccupato, un piccolo spacciare alcolizzato e violento. I sogni si sono infranti sul selciato della piazza Rossa, come una bottiglia di vodka ormai vuota. Per andare avanti, sopravvivendo a tale squallore, Svetlana è costretta a prostituirsi. Addio braccialetti, addio iPod. Claudio Franchi, che invece a Mosca è arrivato per lavoro e non per fuggire da qualcosa, assiste ad un omicidio e si trova di fronte ad una città dura: come asserisce anche il commissario di polizia Gremov, il popolo russo è forte e fiero e ha scacciato tutti i conquistatori, la gente non si è mai piegata a dittatori stranieri, è abituata a vivere in condizioni estreme ma oggi deve combattere un nemico ben peggiore di generali o imperatori: la povertà…

I personaggi creati da Masotti descrivono un mondo e una cultura che noi occidentali conosciamo poco. All’autore lo spunto per questo libro è arrivato dopo un viaggio effettuato nel 2008 in Russia e dopo minuziose e lunghe ricerche. Il Partito Comunista del tempo che fu nascondeva segreti, manteneva serrati gli animi caldi della popolazione grazie ad un’attenta repressione oltre che fisica anche intellettuale. Una crollati il sistema e l’ideologia ai quali tutti si aggrappavano il paese è caduto in un oblio folle, senza controllo. L’esercito più grande e potente del mondo si è sgretolato, i soldati (e non solo loro, ma anche molti professionisti) vengono remunerati con vodka e sigarette. Le ribellioni vengono soppresse nel sangue senza far trapelare nulla alla stampa. In questo circolo vizioso un elemento estraneo come il protagonista Claudio Franchi distrugge il cumulo di balle che la tv ci propina. Intento lodevole, ma il tutto è un po’ confusionario. I personaggi, i loro pensieri, i loro discorsi vengono gettati nel pastone generale: il lettore con immensa fatica deve di nuovo estrapolarli e dare loro un’essenza. La furia e la freddezza di un popolo che ha respinto ogni nazione nemica vengono descritte in maniera chirurgica, scene pulp si mischiano a scenari underground, quasi apocalittici. Masotti riesce a mostrarci una faccia nascosta di quella “Russia” edulcorata dalla politica proprio grazie ai suoi personaggi, e come il nostrano Peppe Lanzetta riesce a trasmetterci l’ansia e la malinconia di una nazione in disfacimento.

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Recensione di Lucia Sallustio

Un romanzo dall’intrigo narrativo notevole, una promessa già dal titolo, che tiene avvinto il lettore e lo conduce per mano, perché in quei meandri non si smarrisca, attraverso slittanti coordinate spazio-tempo, in un vorticoso dinamismo bilanciato dall’unico luogo stabile presente, la Questura di Mosca. Qui l’imprenditore italiano Franchi, in viaggio per affari e testimone inconsapevole dei fatti narrati, si confronta con il commissario Gremov disposto a giocarsi l’ultima carta, quella vincente, con due terroristi da neutralizzare per ritagliarsi una carriera brillante.

Una fuga dà il via al romanzo. Svetlana fugge da Victor, o meglio sfugge dall’immagine estroflessa di sé, dal compagno di un percorso di vita che porta progressivamente al degrado fisico e morale e all’inevitabile annientamento. Una fuga che, in maniera imprevedibile come sempre avviene nella vita e con un abile colpo di scena narrativo, la condurrà a probabile salvezza.

Nessun personaggio, partito come dice Svetlana “avvalendosi della libertà, di rischiare pur di allontanarsi, si sente di affrontare la vergogna di una sconfitta”, per cui ciascuno di essi affronta l’ultima scommessa con coraggio ma anche sentimento. “ Qui a Grozny sono tornate le rondini, l’erba dopo la pioggia cresce ancora, nascono i bambini. Tutto tornerà come prima…”dice Khaskhanova accorata a suo fratello Timur al telefono per convincerlo a tornare a casa e farlo desistere dalla guerriglia.

Il senso del romanzo è insito in una citazione dal 1° Libro di Enoch, lo strano libro che sta leggendo l’unico personaggio statico dell’intera narrazione, Diana, la moglie dell’imprenditore Franchi, l’emblema dell’Occidente che sta a guardare tra il pigro e l’annoiato dalla stanza dell’elegante Hotel Holiday Inn: “Allora Raguel, uno degli angeli santi che era con me, mi rispose:-Questa lingua di fiamma, che tu hai visto, è il fuoco dell’occidente che perseguita tutti gli astri del cielo”.

Il mondo consumistico e materialistico occidentale che occhieggia nelle Adidas rosa che Svetlana aveva appoggiato presso il muro di un edificio per non rovinare, laddove più incurante sembra essere con il proprio corpo smunto e consumato da droga e abbrutimento, o nello zaino nero con la scritta CULT in rosso non è più benevolo o positivo di quello orientale permeato da focolai sempre attivi, odio disperato, attentati e sangue versato, torture e violenza. Odio e sentimento sono ovunque, s’intrecciano, si mescolano e Timur lo dimostra immolandosi per la salvezza di chi dovrebbe essere una nemica, perché come dice Svetlana in maniera provocatoria qualcuno ha detto che si finisce per assomigliare ai propri nemici, cosicchè Timur, per assurdo che possa sembrare, per un attimo ha pensato anche lui di volere essere russo. Sapeva Usman che il suo amico era diverso dagli altri e “non capiva Timur perché giovane e carismatico com’era non lo accompagnava nel suo odio disperato contro gli occupanti, un odio che forte come l’amore per la sua città martoriata dalla guerra, lo teneva vivo.”

Un tenero e fugace sentimento d’amore sboccia a sorpresa nelle ultime pagine del romanzo e irradia un’intermittenza di luce perché Svetlana è colei che porta la luce a Timur dopo una vita buia accecata da odio e vendetta e prima del buio della morte alla quale il giovane ceceno s’immola per non tradire sotto tortura.

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Recensione di Anna Maria Fabiano
I libri, e quel profumo fascinoso della carta!

Paura, ribellione, speranze si mescolano in questo particolarissimo romanzo dalle tinte forti, di potente evocazione epica, con quadri narrativi realistici e fugaci intermittenze poetiche, a tratti molto intense, che si alternano con regolarità. Di difficile collocazione di genere, la storia – un sapiente mix di thriller, documento, romanzo sentimentale o realistico – può essere vista da tante angolature e letta in modo fortemente differenziato, a seconda della sensibilità e attitudine del lettore.

Al quale lettore, infatti, viene chiesto un continuo adattamento al punto di vista dei personaggi, che cambia spesso e repentinamente, anche se tutto alla fine confluisce in una lettura che, come si legge nel risvolto di copertina, è “la tensione fra il nulla e l’Assoluto”, la domanda senza risposta forse, la ricerca di un senso, la difficile scelta esistenziale e concreta di una “posizione” ideologica in senso lato. E al cambiamento del punto di vista si accompagna uno stile complesso, che con la sua coraggiosa rinuncia alla linearità della fabula (più comoda forse, ma meno pregnante e di certo più adatta al thriller ortodosso) origina un intreccio che si avvale, soprattutto nella seconda parte, di continui flashback, dal coraggioso taglio cinematografico. L’Estate moscovita; un imprenditore italiano che si trova, suo malgrado, ad assistere a un crimine, diventandone sempre suo malgrado, parte attiva, sia pure nella sua personale percezione dei fatti e nell’assenso coatto; il terrorismo, che si tinge di forte colore mistico e, come detto, epico; il cinismo di chi pensa solo a fare carriera; la droga e l’abbrutimento, conseguenti al disagio familiare e sociale; la fede cieca in quell’Uno che cambia solo nome, ma in nome del quale si finisce per compiere misfatti, progettare ordigni bellici e cercare la salvezza e la libertà attraverso la violenza. Ciascuno secondo il suo credo, e il bisogno di riscatto e di evoluzione. Incontro/scontro di civiltà, ansia di cambiamento, paura di qualcosa che forse solo l’Utopia accarezza con la sua mano incontaminata, ripulita dal sangue e scevra dai kalashnikov. E l’amore. Quello che spinge alla rinuncia, o che ti porta a vedere con altri occhi. A vivere altre vite, sia pure solo con la fantasia e le ali della fervida immaginazione.

Ci sono indimenticabili figure, fra i personaggi di questa storia inquietante e poetica, consumata fra torture fisiche, raggiri imprescindibili, sinfonie di messaggi e di emblemi. Khaskanova e Timur, nel fraterno idillio che li spinge a proteggersi reciprocamente e a tutti i costi; Svetlana, che pur nel baratro in cui è sprofondata difende la sua dignità e si fa scudo con le reminiscenze dell’infanzia e i paesaggi dell’anima; Claudio Franchi, sfuggente a ogni categoria, per un ruolo fintamente passivo.

Si consiglia la lettura del romanzo con calma e senza preconcetti. E il soffermarsi su ogni frase, anche quelle apparentemente solo descrittive, per carpirne i segreti semantici e simbolici.

Andrea Masotti dà prova di talento narrativo e profonda sensibilità. Il romanzo è stato variamente recensito. L’autore, nato nel 1953 a Bologna, medico, appassionato di storia, lettore attento e partecipe, collabora con riviste letterarie e ha ricevuto vari riconoscimenti sia per la poesia sia per la narrativa.

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