Un uomo – Premio Lilly Brogi la Pergola Arte


Un uomo

Non ne ricordo il nome, lo vedevo grande e maturo, un uomo. Certo non posso dire che fosse più alto di me, steso com’era nel letto dell’ospedale.
Maturo sì, i capelli grigi spettinati, come ci si aspetta da chi non ha voglia né modo di specchiarsi in bagno. Ma l’ambiente, una cameretta a due letti, era avvolto in quella soffusa penombra che si usava allora per regalare un po’ di sonnolenza a chi attendeva e rendere meno evidente il colorito cereo dei volti, l’involontaria rilassatezza dell’aspetto.
Adesso che conto più anni di lui lo rivedo ancora maturo, con la moglie di bell’aspetto ed il figlio che lo raggiungevano il fine settimana dal Lazio, tutti con il portamento nobile, misurato, che non esibisce ricchezza.
E pensare che avrei dovuto prendermi cura di lui, io, vent’anni di meno, senza una fidanzata, le scarpe di tela.
Potevo mettergli su la flebo, misurare la pressione, chiedere come va, valutare la diuresi, ma capivo che era inutile per lui. Mi guardava come un fratello maggiore, sapeva che non era opportuno appoggiarsi troppo ad un alberello ancora verde. Perché era forte davvero, con un morbo incurabile allora, reparto ematologia, prognosi infausta , pochi mesi da vivere, sempre sorridente. Sempre educato.
Avevo poche ore libere tra la visita e gli esami del mattino ed il giro con il caporeparto al pomeriggio, allora rientravo dalla mensa e mi sedevo vicino al suo letto: c’era il grande appuntamento delle quattordici: la partita a scacchi. Non so come fosse saltata fuori la scacchiera, forse l’aveva portata con sé. Ma non si poteva trasformare quella partita nell’altra: succede solo nei film, era un gioco tra i due schieramenti dell’ospedale per un’ora nemici, un’ora in cui diagnosi e prognosi tornavano lontane ed incerte perché chi perde a scacchi può pur sempre sbagliare anche il resto, e poi c’era suspense: mi batteva anche a scacchi, ma talvolta vincevo io e non si sapeva mai come finiva.
Quando poteva gli spettava di rincuorare la moglie ed il figlio, stendere un velo su ciò che sapeva, ne teneva in disparte anche me che pure scrivevo le cartelle cliniche, riusciva a farlo dimenticare fino a che un’ombra di spossatezza si proiettava su di lui, allora si stendeva e reclinava il capo ricciuto e sudato sul cuscino, poi si rimboccava la coperta quasi a scusarsi di non potere concedere a ognuno la rivincita, mentre un brivido risaliva dalle gambe.
Rimanevo a guardarlo solo un istante. Poi rientravo in servizio, mi occupavo di altri letti, di altri ammalati. Come chi ha imparato la lezione.

( premio 2009 )

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6 risposte a Un uomo – Premio Lilly Brogi la Pergola Arte

  1. luciasallustio ha detto:

    bel racconto, ricco di umanità.

    • Andrea ha detto:

      grazie per la lettura, in sala c’è una pittura policroma di Domenico Asmone che mi ricorda questo breve racconto. Tra qualche giorno il blog sarà pronto per i contatti.

  2. Norma Giuca ha detto:

    grazie Andrea, per questo racconto breve ma molto intenso; mi sembra che ti assomigli, che rifletta il tuo sguardo lucido e disincantato sul mondo e su ciò che ci può capitare di vivere; mi è piaciuto leggerlo a voce alta, qui da sola davanti al pc…le parole sono chiare e profonde, cariche di verità. Bravo, ancora grazie!
    Complimenti per tutto il blog, mi piace.
    Ciao,
    Norma

  3. Andrea ha detto:

    Norma, che bella sorpresa ricevere il tuo primo commento! Se ti interessa, sotto la voce “poeti contemporanei” sono disponibile ad accogliere una poesia di altri autori.

  4. Rosalia ha detto:

    Complimenti, Andrea, mi è sempre piaciuta la tua prosa misurata e incisiva.
    Buona giornata.
    Rosalia

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