…dalla sua biografia si apprende della salute cagionevole dell’infanzia e del suo primo racconto di genere fantastico all’età di 19 anni, oltre alla sua attività letteraria e artistica molteplice. Ha riscosso l’apprezzamento di alcuni estimatori come Bruno Brunini, Lia Bronzi, Pupi Avati, Giuseppe Scaraffia. Domenico Defelice ce lo presenta come impegnato “sotto l’aspetto sociale e il disagio strisciante” il cui linguaggio si rileva “a tratti irridente e strapazzato” dove la sua attenzione è rivolta ad altri, più che a se stesso.
Sotto un cielo troppo azzurro, titolo della sua raccolta, scorre l’immagine della sabbia del deserto del Kuwait, e delle pompe che ne estraggono il petrolio, mi richiamano per associazione di idee, la desertificazione dell’anima umana, il senso della solitudine, delle persone e credo anche del Poeta: il cuore che pompa sangue per vivere, il desiderio di una pioggia di acqua piuttosto che del nero liquido che sembra non potere fare a meno.
I versi lunghissimi con altri molto brevi, srotolano immagini davanti agli occhi in modo non preordinato, almeno così sembra. Agosto al mare di Castro Marina; John Wayne sullo schermo e Fort Alamo, “Cani ringhiosi sulle dune”, nudisti, Otranto; “altezza logaritmica” ( La mia porta ), “Kore fuggevole”, etanolo, “sei la mia porta/…/Porta dell’Ade”.
Mentre la gente si muove e si diverte, i lavavetri popolano la notte speranzosi; stranieri che sputano, non mangiano. Il poeta si chiede se bisogna attendere altri Cristi.
Ma è Masotti stesso che ammette di sorbire un cocktail di parole, di ricordi, “foglie abbracciate/ immerse nell’amnios/ per poi abbruciare nel vento/ Questo desideravi” ( Maestra ); o forse, di vomitare: guerra, puttana, poesia, urla, squadra di calcio, Dante, Quasimodo, Lorca, lui studente.
Altro manicomio di parole, succede a Madrid; “una barbona entra/ sfatta Maddalena guanti neri bucati/”. Si costruisce parole doppie così mezzibusti, bavososolido, giallofrittata, Legrottagle,; usando pure quelle che lo sono già di per sé: ammantellate, socchiuso, abbraccio, acconsentire, aggiungere, annodare, cruciverba, piedistallo: una miscellanea come rafforzativo per scuotere l’emozione. Non comprendiamo il mondo, così semplice agli occhi di un bambino.
Confessione di un kamikaze”, un sorriso passeggero, parole d’amore che fanno fatica a concretizzarsi, mentre si muore tra “lastre d’amianto”, o “tra la schiuma di Ma zara del Vallo” e parcheggiamo tanti “cadaveri nei sacchi” mentre una voce chiede. “do you feel this wound?” ( sente questo ferito?)*
La frutta non raccolta nei campi e “una donna dorme sui cartoni” lasciano pensare.
Penso che Andrea Masotti senta che non ci meritiamo di stare Sotto un cielo troppo azzurro, se poi ignoriamo il bisogno del fratello; o dimentichiamo la “tessera annonaria” di un tempo e di certi luoghi.
Piacevolmente chiude la raccolta un dialogo con il figlio ( satira ), dove ancora si ripresentano parole scherzose e lui conclude: “e lasciami in ciabatte!”. Mi chiedo se non voglia restare in ciabatte perché ha rigetto del mondo.
* La senti questa ferita? Nota dell’autore.

La recensione di Leonardo Selvaggi è linkata sulla barra nera sotto poesia.

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Una risposta a

  1. Andrea Masotti ha detto:

    mi sono piaciuto da solo… si tratta di una svista, naturalmente, sto imparando. Saluto Iridediluce, grazie per la fiducia.

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