Palchimparco: Paradossi: ovvero lo smantellamento del senso comune


A seguito del concorso organizzato dall’associazione Golia, Flanerì pubblicherà l’antologia “Paradossi: ovvero lo smantellamento del senso comune”.

Tra i 28 racconti selezionati che avrò il piacere di leggere, ci sarà anche il mio racconto “Uno dei ladroni.” La data e il luogo della presentazione, nell’ambito della manifestazione Palchimparco, sono in via di definizione.

Uno dei ladroni

Sono uno dei ladroni, chissà perché mi hanno affibbiato questo nome che mi identifica da sempre, ci siamo noi e i quaranta di Alì Babà, niente in comune comunque, una volta ci siamo presi a sassate. Ero un bandito, un violento, come quelli che entrano con le pistole in banca o nelle ville della vostra Brianza. Disposto a uccidere. Così sono solo un ladrone, uno dei due crocefissi e immortalati dal Vangelo, ma non rammento il mio vero nome che del resto non è riportato, da troppi anni nessuno mi chiama, e non ricordo se ero a destra o a sinistra di Gesù, tanto lancinante era il dolore delle mani inchiodate che non sono stato attento, lui sicuramente era al centro. Lo dico così, ho già visto un sorrisino, qualcuno di voi incurabili tifosi pensa già al trio d’attacco e magari a Barabba che fa il libero come nelle barzellette, non c’è da ridere della mia sorte, mi trovo da tempo in una sala suddivisa da un alto colonnato di pietre, il pavimento è in marmo bianco, mi sembra travertino ma non so a chi chiedere, la luce si diffonde dai quattro lati, ma anche dalla volta e dalle fessure tra i marmi, ed è indefinibile: una luminosità diffusa senza toni di colore, non c’è mai un sole vivido che penetra con i suoi raggi né un alternare di luci e ombre, non riposo, non dormo, eppure non sono stanco. Sono solo in attesa. Tra poco sarò giudicato, voi lo sapete. Una voce stentorea come nei colossal o un angelo apparirà davanti a me nel salone e con frasi scarne, senza ammettere repliche, in una lingua che è tutte le lingue e tutti i dialetti degli uomini, rivelerà se mi unirò alle pecore o ai capri. E’ illimitato il tempo della mia attesa, attimi o secoli nei quali non è caduto un capello dal mio capo, e il mio passeggiare irrequieto nella sala non ha consunto i meravigliosi mosaici della base né la suola di cuoio dei calzari.
Tutto dipenderà dall’ultima frase: un eterno destino, una gioia eterna o un eterno castigo tra i tormenti dipendono da quell’ultima frase che non rammento con certezza.
Fui io a pronunciarla ? ( segue )

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