Ali di pietra


Ali di pietra

Beatam Mariam semper Virginem, beatum Michælem Archangelum…
Il raggio di sole filtrò sotto la volta ogivale dalla sommità finemente istoriata delle vetrate e si posò giallo sul gruppo di oranti presso l’altare, illuminandoli a metà come figure caravaggesche.
– Tonio, hai visto come è bello, sembra che ci guardi. – l’anziana si aggiustò gli occhiali e fece un passo verso l’angelo che svettava, con la sua figura ieratica, all’angolo del presbiterio.
– E’ un opera di pregio. Di solito le spostano nei musei. Chi sarà l’autore? – rispose lui sottovoce, avvicinandosi – Ma non toccarlo, sarà pieno di microbi. Per me qualcuno gli bacia le mani e i piedi. – e trattenne dolcemente il gomito della moglie tirandola in disparte.
Oremus te, Domine. Per merita Sanctorum…

Marmo. Anche la loro ammirazione, che un tempo era colma di rispetto e di attese, è rivolta alla materia duratura che appare ai loro occhi. Trascorre davanti a me il fluire della vita. Conosco la bambina di ieri, poi madre, infine scheletro.
Le fronde di forsizia rifioriscono, anno dopo anno, oltre la porta con i loro bianchi petali. In primavera ne percepisco il profumo. Nella mente intangibile, senza sinapsi, risuonano ancora sinfonie di oceani e il variegato alone delle galassie. Spazi che ho attraversato sovvertendo, come cifre scritte da destra, infedeli a ogni legge, quanto è stabilito. Sono stato compagno di molte generazioni, insidia per il Drago, consigliere inascoltato dentro i bordelli e nei palazzi. Ho accompagnato, sussurrando benevolmente, le bestemmie di teste che rotolavano e ho dormito nei marciapiedi e nei dormitori, o avvolto dalle nuvole dopo ogni sconfitta. Inutilmente, per la maggior parte, ho protetto chi cercava altri da me. Ero indisponibile ai richiami di un cuore protervo e all’angoscia che non prevede il domani. Solo l’amicizia mi ha sfiorato come il frullare d’ali di un pettirosso sfiora i rami del frutteto. Potermi sentire come chi accompagnavo. Forse allora ho dimenticato di adorare e, adolescente assopito, ho adagiato la guancia sull’erba. Non meritavo più la Luce che arde fuori dallo spazio-tempo. Meritavo solo un corpo, perché la curiosità è desiderio, e il desiderio è a un tempo invidia e superbia. Le ali da quel momento hanno pesato come un maglio e un mattino sono caduto. Ora nel mio corpo freddo, perfetto, levigato, mantengo il dono promesso dell’eternità.

– Tonio, c’è una lacrima che scende sul viso della statua. L’angelo sta piangendo. Guarda dietro la mano, sotto l’occhio sinistro. La luce fa un riflesso. Tonio…
– Ma figurati… Poi sono le Madonne che piangono, e lo sai che non ci credo neanche. Adesso ci si mettono anche gli angeli!
– Hai ragione. Si evita tutta la vita di confidare nella materia e poi… la si cerca proprio nelle creature spirituali! Certo che è così bello! – Munda cor meum ac labia mea – riprese con tono sommesso, dopo aver riposto gli occhiali nella borsetta. La mano tremante ravviò all’indietro i capelli che sfumavano nell’azzurro.
– Andiamo a casa Lucia, ultimamente stai troppo tempo qui dentro a recitare litanie.

( da Pomezie Notizie Nov. 2011 )

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