Racconti vincitori e segnalati da Fara Editore su Narrabilando


“Carissime/i
Sono lieto di informarvi che ai seguenti link trovate alcuni estratti delle opere vincintrici e segnalate del concorso Pubblica con noi 2012 con i giudizi dei giurati. Grazie a tutti e buona continuazione!”

http://narrabilando.blogspot.com/2012/02/vincitori-e-selezionati-pubblica-con.html

Questa la comunicazione che ogni autore attende per brindare, perchè un racconto “esiste” se viene letto e piace… e rimane sempre il dubbio fino a prova contraria.

«Il profilo giusto. Quello che annulla le imperfezioni, perché a nasconderle c’è sempre qualche bastardo che ci prova a spostarsi e tu potresti essere concentrato a scaricare la suoneria nuova. Il profilo giusto. Quello che suscita il gridolino. Quello che convince tutti. E nessuno. Il profilo giusto. Buono per la telecamera. Gratificante per la pubblicità.» (Stefano Martello)

IL PROFILO GIUSTO

Alejandro di Lady Gaga si risvegliò per la seconda volta nella sala operatoria annunciando un messaggio. La suoneria proveniva dal cellulare infilato nel camice verde smeraldo della professoressa Di Rovo, ancora protesa sul corpicino della bambina addormentata.
La direttrice, che aveva ormai terminato di trattare le profonde abrasioni, fece un passo all’indietro, lasciò cadere pinzette e guanti nell’arcella, e si allontanò senza salutare.
Nel lucore azzurro della sala la seguirono con lo sguardo, poi tornarono a fissare la faccia che si era ricomposta sotto di loro: benché conoscessero la direttrice da anni erano tuttavia stupiti.
Da quello che poco prima era un volto deturpato per i morsi di un rottweiler, riemergeva adesso un profilo dolce di ragazzina.
Il personale attorno al tavolo operatorio proseguì le fasi conclusive, controllando i parametri vitali.
– Se non ci sei alla pizza di stasera ti riduco come lei – rise il dottor Serio spingendo la ferrista che lo affiancava.
A intervento ultimato era tornato il buonumore. Sotto i lembi delle ferite, miracolosamente rettilineizzati con il laser, i vuoti erano stati colmati da collageno e cellule adipose prelevate dal gluteo. Quindi tasselli di cute avevano ricoperto l’area ricostruita. Infine un unico punto sottocute aveva completato quell’opera d’arte insinuandosi con una serpentina sotto la linea dell’innesto. L’artista aveva poi gettato sdegnosamente i pennelli e, con la mascherina e il berrettino verde che ancora la ricoprivano, era uscita.
La ferrista, fino allora silenziosa, respinse con il sandalo il piede di Serio che continuava a provocare:
– A cena con i tuoi amici non ci torno, lo sai – rispose mentre spegneva l’elettrobisturi.
Intanto gli infermieri presero i teli verdi che incorniciavano quel visetto, ora brunito dal disinfettante, li spinsero in un bidone all’angolo e trasbordarono la bambina su un letto con il carrello.
Fuori dal blocco operatorio la madre di Francesca, un’impiegata trentatreenne in tuta da ginnastica, attendeva.
Era agitatissima e qualche lacrima trascinava un rivolo di rimmel lungo le guance.
Appena l’infermiere spinse il lettino fuori dal blocco operatorio, si precipitò a chiedere:
– È tornata Francesca mia? Ditemi, professore – Serio, che era sulla porta, si abbassò la mascherina:
– Signora, rivedrà sua figlia come la ricordava. Tra pochi giorni potremo togliere i bendaggi e in seguito spariranno anche i segni dell’intervento. Uno non dovrebbe invitare dei bambini a casa e lasciare scorazzare libero un cane così pericoloso. Le sono vicino.
– Sembra un brutto sogno, professore.
– Sì, ma tra qualche mese dimenticherà tutto, è capitata in buone mani.
– Grazie al cielo abbiamo trovato il medico giusto. Eravamo da mio suocero, il cane era sempre stato affettuoso…
– Non ci pensi più, signora. Certo le lesioni erano gravi. Abbiamo rimosso dei lembi e proceduto a una plastica ricostruttiva.
– Mi hanno parlato di lei – la madre si avvicinò ancor di più a Serio e lo abbracciò piangendo – grazie professore. Le sarò sempre grata.
– Signora Ventola – era suor Venanzia, l’anziana caposala, che proveniva dal reparto degenti, – Ringrazi anche la professoressa Di Rovo, il suo studio è in fondo a quel corridoio.
È lei che ha operato sua figlia.

Stava già lasciando l’ospedale. Non doveva neanche stimbrare il badge, l’incarico universitario permetteva a Giuseppina Di Rovo una limitata libertà che non le bastava più.
Proseguì a passo spedito sulle piastrelle sconnesse del corridoio e controllò i messaggi sms delle ultime ore.
La prima chiamata di Antonello era delle undici e undici. Un’ora e mezzo prima. “Deve essere infuriato”, pensò. Si era stretta nella giacca di cuoio nera con la vita mozzafiato, a cerniera chiusa. I capelli castano scuro, vaporosi e scriminati a metà, l’andatura spumeggiante tornita dal fitness, il profilo nitido e affilato e la mobilità fiera degli occhi color mare le bloccavano il numero vita sul trenta-cinquanta. L’età rimpallava come una biglia di flipper.
”Antonello. Antonello ha le vene che risaltano sulle mani e gliele inquadrano sempre.
Se ne è accorto adesso? Cosa ci fa con le mani sul tavolo, perché arrotola la camicia sull’avambraccio? L’avambraccio poi è grassottello… Ma oggi c’è la sessione degli esami!
Dopo telefono a Serio che si presenti lui, tanto può firmare. Povera bambina, lasciata sola con l’assassino delle favole.” Presa dai suoi pensieri passò davanti alla portineria senza salutare, ormai nessuno ci faceva caso.
I portieri non ci badavano più. Era un alieno. “La Di Rovo? Non so quando la trova.”
“ E’ impegnata. Telefoni al suo interno, le lascio il numero. Non risponde? Riprovi.”
“Chi è? La direttrice della Chirurgia plastica: certo, è lei. Quella di Cinecittà, sì.”
“È sempre qui, ci mancherebbe, ma è in consulenza in un altro reparto.” (…)

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Una risposta a Racconti vincitori e segnalati da Fara Editore su Narrabilando

  1. luciasallustio ha detto:

    Andrea, non ho ancora letto il tuo racconto, anche perché sono certa è scritto magistralmente e profondo, ma già ti faccio i miei complimenti. Passerò presto con un commento.

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