Mascara di Rossano Onano


MASCARA

Alla prima lettura la raccolta si presenta come un rebus. L’autore non lo nasconde, avverte già dal titolo e dai primi versi “ Non era azzurro il mare “ che si muove in una realtà mascherata e falsa e tenta di demolirla dall’interno, rimarca nel finale che scrive il contrario di ciò che pensa.
Forse l’ultimo verso: ( quando dico sfinito la verità. ) l’ultimo riferimento, come dicono proprio gli psicologi, e Onano psichiatra ne è cosciente, è la chiave di lettura: lo sfinimento.
Scopriamo così una realtà talmente feroce da richiedere maschere, cartoline illustrate, slogan assertivi e sogni consolatori, dove tutto ciò che alletta viene proposto approfittando di ogni debolezza, perfino delle malattie. Il mare azzurro con le sue sirene, gite tropicali in offerta promozionale, un attraente pubblico femminile, signori illuminati che distribuiscono diritti a piene mani. Infine anche reliquie e religioni mostrano il loro lato distruttivo.
Tutte queste chimere si sfaldano come il rimmel con le lacrime ( ricordiamo la bellissima immagine di Stefania Sandrelli in “C’eravamo tanto amati” di Scola ).
Passo dopo passo, dalla scintillante illusione si passa alla peggiore rivelazione.
La qualità letteraria di Onano è quella di offrire la sua interpretazione con un lessico, come già evidenziato, acceso di fantasia sfrenata, ironico, allusivo, anticonvenzionale e allegramente shockante. Tutto è come “deve” essere per abbindolarci, “bello come la bellezza”, ricco di “opaca mansuetudine” e in fondo vuoto. Non ci crede il poeta, “Improvvisa avviene la tempesta/ di lapilli e latrato di cani/ dai lontani budelli dell’acognito/ alle gelide trombe di tsunami.”
La femminilità si presenta fascinosa, irresistibile, in modo primitivo e animale, come un “tuorlo sanguinoso”, ha ”occhi di tigre rossi/ con trame velenose di corallo”. È una medusa che avvinghia e divora, snobba il maschio, da attenta professionista, senza pause emozionali. Onano non sfugge la provocazione, ha una visione fredda, biologica, in fondo si tratta di conquistare un territorio, una quota, il pubblico di un convegno.
Allo stesso modo, in un perfido gioco di specchi, si piange e si perdona, senza crederci, per ben figurare ( Il signore illuminato abroga la pena di morte per le adultere che si dichiarano ravvedute).
“Quello che fa l’uomo è sempre peggio/ di quello che gli uomini dicono di lui”, cala l’altro velo, quello sul maschio e su se stessi.
E in un vorticoso viaggio alle origini, il processo di confutazione arriva alla mitologia, getta fango sull’acqua dello Scamandro ( Ho tutto il superfluo/ non mi posso lamentare./ Qualche riserva sul necessario, una mite/ riflessione terrestre, uno specchio da amare. ), dove leggo un riferimento ai social network, ai Grandi Fratelli, all’autocompiacimento che corre sui media, parallelamente alla solitudine; si passa poi alle scelte democratiche che privilegiano l’ingiusto, infine alle promesse del cappellano militare che celebra la gloria di Dio su una radura deserta.
Cosa rimane di questa raccolta spietata? Onano in realtà non finge, non si sofferma su labili delicatezze e quadretti bucolici, va al centro della questione esistenziale, demolisce l’ipocrisia contemporanea che raggira i più. Non ne sortisce una visione ottimistica o anche solo comprensiva, ma il sorriso e l’acume del poeta, di chi lava il mascara che confonde e abbellisce i lineamenti, ci ripagano abbondantemente di una eventuale delusione.

Il Croco ottobre 2011, 1° Premio Città di Pomezia

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