Il malandrino e il re


Il Malandrino e il Re

Non credo nella Giustizia. Un’affermazione categorica – si può pensare – certo vale quanto il suo opposto: non sono un sacerdote che proietta in un imprecisato ma inevitabile futuro la punizione dei malvagi né il politico che addita il popolo bue per la mancata spartizione dei beni. Non sono neppure l’intellettuale che vagheggia e vaneggia la giustizia nella diversità: io ho di più perché lo merito, né il mafioso che la riconosce perché la combatte. Sono ben di più e ben più banale di tutti costoro, io che la nego. Sono un giudice.
La giustizia è un’ombra che sfugge, diceva Cicerone. Anch’io l’ho cercata. Avrei meritato l’onore di ricoprire la carica nel modo più imparziale, la responsabilità di dispensare il condono o la pena, eppure oggi ho liberato un assassino, ieri ho commisurato sei anni di carcere a una donna probabilmente innocente. Provo il sottile compiacimento di stravolgere le sorti, sono solo una ruota che gira nel destino degli uomini, e al centro, ora lo so, vi sono i tre veleni: cupidigia, odio e ignoranza, che si rincorrono nel mio vorticare e giustificano l’esistenza ritrovata dopo il tempo dell’illusione. Anche il crocefisso appeso sui muri dell’aula pende stanco dai legni.
Non era così: anni passati sulle pagine dei volumi e nelle aule dei tribunali avevano alimentato le mie attese, la sicurezza di rimediare, dall’alto della cattedra, alle malefatte altrui, e riempivano con il senso stoico della sacralità laica il mio animo. Mi ero conquistato il diritto di occupare lo scranno più alto nel Palazzo di Giustizia: esperienza e stima non mi mancavano, avevo piegato alla dura realtà dei fatti i più protervi difensori. Né mi mancava una sobria indulgenza e le preziose conoscenze dei notabili: politici, industriali, giornalisti. Docenti universitari. C’era solo da percorrere l’ultimo passo: vincere il concorso destinato a me. Era del tutto superfluo il convincimento, assurda la corruzione: per titoli, esperienza della carriera e competenza nella materia non conoscevo rivali.
Quand’ecco apparire, come il fulmine nella sera di giugno che trascina con sé la grandine, il concorrente che ha, guarda un po’, il cognome del ministro. Le mie possibilità al concorso diventano pari a zero. Eppure i titoli… l’esperienza… i codici… possedevo tutte le carte! Inutili, armi spuntate. Ma chi come me ha lottato sempre per la Giustizia non può accettare, se la amministro devo anche ottenerla! Così ho attuato uno stratagemma per neutralizzare il mio rivale super raccomandato: ho sostituito la busta dei documenti da inviare alla sede del concorso con una busta similare che conteneva fogli per partecipare a una graduatoria di geometri. È stato fin troppo facile gabbare la giovane segretaria che passava le notti in discoteca: le prime ore del mattino cascava dal sonno e all’ufficio postale, dove aveva appoggiato la busta, non si è accorta di nulla. La conclusione del concorso, potete immaginare, è prevedibile: segretaria licenziata e io mi aggiudico il posto. No, invece, la conclusione non è affatto scontata perché mi sono accorto di un fatto fondamentale: che l’unico modo per ottenere giustizia è stato l’inganno, cioè commettere un’ingiustizia. Mi sono liberato dai codici, dalle pastoie delle morali, dall’onnipresenza della Legge. Così proprio adesso che dirigo il Palazzo non ci credo più: mi è improvvisamente apparso il rovescio della medaglia, la mia simpatia ora è per il malandrino, non per il Re che rappresento. Sì ho detto il Re, non credo neanche più nella Repubblica e nel mio studio alla fotografia dell’ultimo Presidente giro le spalle. Entrate pure nella mia aula, come uno schiavo alla macina sentirete girare la ruota che vi farà assistere, stremandovi, alle meraviglie del nostro cuore.

( da I brevissimi di Energheia: La giustizia )

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2 risposte a Il malandrino e il re

  1. Frank Spada ha detto:

    Gentile Andrea Masotti, nel ringraziarla per le Sue gentili “assenze”, mi complimento per i precedenti post (votati energicamente 5 stelle di valore) e, nell’eventualità lei dirigesse il suo operato di Giustizia verso Acapulco… sì, mi troverà su una goletta, ma faccia attenzione, perché anche là gli squali hanno dentature da primato.
    Cordialissimi saluti

  2. Andrea ha detto:

    Vacanza avventurosa Frank, le porterò un buon dentifricio per immortalare uno scatto in compagnia.
    E grazie per la stima, finirò nella Guida Michelin. Ne approfitto per segnalare i prossimi eventi ( che bella soddisfazione! ) ispirati ai suoi romanzi. http://cartaecalamaio.com/2012/07/13/interpretando-frank-spada-la-premiazione-il-27-luglio/

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