OMBRA DI VITA di Bruno Brunini


Mi risulta difficile riportare una singola poesia di questa bella raccolta, tanto l’una si trasferisce nell’altra. L’opera è dedicata al fratello, prematuramente scomparso. Una poesia semplice e pura, un libro, come è stato definito, prezioso.

Sei andato via
in una notte di primavera.
La morte
hai cercato di guardarla in viso,
hai dovuto abbassare gli occhi, svaporando
come una vela di un pescatore
che si perde all’orizzonte
trascinando correnti.
L’odore della tua vita
si converte in acqua
energia intatta
si ferma sugli scogli
sui remi della barca
rallenta il gelo.

L’aria delle nuvole
si scioglieva sulle foglie,
era tiepido marzo
e gli alberi fioriti all’improvviso
risalivano le vene.
Prima che facesse buio
la luna piena entrò
nei tuoi occhi chiusi
e il sonno la trasportò più a fondo.

Nel ricordo
che dà un nome
a ciò che di te è cenere
perdute lettere
hanno riempito l’aria.
E’ questo il respiro leggero
che toglie la notte di dosso,
salirà all’orizzonte
in un canto incompiuto
e troverà un’altra voce
dopo che il vento si sarà disperso.

Bruno Brunini è nato a Napoli e vive a Bologna. Ha pubblicato le raccolte di poesia Strade interrotte, Dalla parte della notte, il romanzo Il viaggio capovolto, il volume di racconti Appena oltre Brooklyn.

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3 risposte a OMBRA DI VITA di Bruno Brunini

  1. luciasallustio ha detto:

    bellissimo e toccante poemetto. Bella anche la tua espressione che la scelta è difficile dato che ogni singola poesia “si trasferisce” nell’altra. Un susseguirsi di emozioni, di stati d’animo di percorsi inversi.

    • Andrea ha detto:

      A parte il valore di ogni singolo testo, la raccolta coinvolge il lettore nel suo percorso, il pregio è anche nell’omogeneità. E mi piace questo senso cosmico di appartenenza alla natura, in cui anche il dolore si diffonde e si stempera.

      • luciasallustio ha detto:

        Concordo, per questo l’ho chiamato poemetto. Leggendo ho pensato “questa è la differenza tra una narrazione unica e omogenea e una silloge tematica, la prima coinvolge molto di più e dà la sensazione di fluire senza fermarsi fino all’epilogo”.

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