STORIE DENTRO STORIE di Giovanna Astori


STORIE DENTRO STORIE di Giovanna Astori
L’Erudita Ed. 2012

Il romanzo polifonico, un alternarsi di voci, rivolge l’attenzione al sociale con un metodo scientifico, quasi antropologico, ma soprattutto nel finale emergono aspetti poliedrici: passi di poesia e una vena surreale.
Rapporti sfuggenti, ambigui, effimeri, sono il tratto comune di questi personaggi , come i volti intravisti sull’autobus nelle prime pagine del libro. Li dipinge Giovanna Astori con una scrittura ironica e sottile. Ne risultano situazioni e memorie enigmatiche, come un equilibrista che cammina sul filo, sorridendo agli spettatori, il precipizio sotto i piedi.
“Mi faceva sentire in una gabbia non meno di quanto un mio gesto spontaneo avrebbe fatto sentire prigioniero lui” coglie appieno la difficoltà di instaurare relazioni chiare, tipica della nostra società. Forse in questa ricerca dell’asimmetria si eccede a tratti ( in Rivelazioni ) come se pervadesse non solo il “vissuto” ma fosse anche una regola stilistica. Il processo di demolizione dei rapporti umani arriva al parossismo, protagonista uno che ancora non sapeva, o forse non voleva sapere, che per lui far l’amore era “come andare al cesso” e i pochi momenti autentici vengono da lontano, dai nonni, dai bambini, dagli extracomunitari. La frase: “forse non andavano da nessuna parte nella vita intendo, ma sembravano muoversi spediti verso quel nulla” caratterizza perfettamente sia l’ironia della scrittura sia i cittadini che raccontano la loro vita. La storia che più mi è piaciuta, ricca di avvenimenti, è Una lacrima, niente di più, dove l’incontro passionale tra l’impiegata della libreria e un ragazzo sudamericano lascia in lei un senso confuso di insensatezza. Non si riescono a cogliere nemmeno le proprie sensazioni che cambiano e sfumano in una realtà indefinita. Un libro che ho letto rapidamente perché affascina, un esordio brillante.

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