L’AEROPLANINO DI CARTA


aereo carta

Nella borsa c’è tutto. Il panino per pranzo, spero che non si sbricioli, un fumetto da collezione che intendo vendere, il rogito notarile della sua casa, il certificato di morte con le fotocopie, le spese condominiali, le chiavi dell’auto e di una cantina che non so dov’è, un bancomat da restituire e i miei occhiali. La mia agenda e un libro che devo sempre iniziare, con un’orecchia nella copertina. Poi il vuoto davanti, che mi attende, mi ingloba, mi chiama.
Eravamo due fratelli come tanti, come si usava. Due binari paralleli, mai convergenti ma con le stesse diritture scontate di una educazione severa, due binari che correvano paralleli anche nelle curve per non far sbandare i pendolari né gli occasionali passeggeri del nostro viaggio. Il treno non poteva deragliare. Una lunga percorrenza che si è interrotta. Mio fratello adorava i trenini e non potevo che ricadere qui, l’immagine del fumo bianco che usciva dalla caffettiera e le lucine nel buio. Lui Topolino sempre in gamba e io Paperino maldestro, i nostri due eroi.
Il suo aereo di carta era uno spettacolo, le ali erano piegate con cura e dal quarto piano, sospeso a un filo invisibile, non scendeva mai in quel deposito di calcinacci del dopoguerra che era il nostro panorama, il mio aeroplanino, veloce e appuntito, schizzava lontano e scendeva a picco oltre il limite.
Oggi è una giornata festiva. Festiva, non di festa. Vuota, anche se mi sono alzato alle sei, perché non succederà nulla. Le giornate festive sono una pena per chi è industrioso, ti dovevi inventare impegni, viaggi, e appena arrivavi ripartivi per altrove. Erano la tua negazione. Non mi sono mai adattato alle tue ore. Ora le mie giornate di lavoro sono paradossalmente festive anch’esse, sono la mia negazione, rincorro necessità, evito le pause, non attendo il risultato e non capisco cosa succede. Quando hai guidato l’auto per l’ultima volta ero preoccupato dalle tue inconsuete distrazioni, gli occhi frenetici tentavano di sfuggire alla strada che si apriva davanti a noi. Che inevitabile ci attendeva. Non avrei dovuto dirti di fare più attenzione. Era la tua carta migliore, non guardare, ma non hai mai saputo giocare a carte coperte e hai trovato il solito che ti riportava a terra, ne hai sentito la necessità, mentre l’aeroplanino avrebbe voluto rimanere in aria ancora un po’, a mostrare quanto l’ingegno è capace di vincere la legge di gravità, le sfide del tempo, l’inevitabile caduta. Ci vorrebbe il vento a riportarti su. Per ricordare quello che hai raccontato senza mai fissare sulla carta. Brevi battute, il gusto della leggerezza. Il vento che sale a volte, pazzo, imprevedibile, e tiene l’aeroplano incollato a mezz’aria perchè tutti lo possano vedere.

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5 risposte a L’AEROPLANINO DI CARTA

  1. Frank Spada ha detto:

    Caro Andrea, c’è un blog che non è un blog dove il suo areoplanino potrebbe ritrovare lo spiffero giusto per volteggiare ancora un po’ senza necessità di irrobustirlo e dotarlo di un’elichetta elastica. 🙂
    Grazie per la segnalazione e, se del caso o voglia, sa che G+ è dove sta.

  2. Frank Spada ha detto:

    Non sarà perché dal tu… siamo diventati così vecchi da non permetterci un cenno d’ironia?
    Bando alle formalità: Leila se ne va via alla grande e gli altri amici aspettano!

  3. emanuela ha detto:

    In poche righe l’immenso che non ha limiti nemmeno quando il limite lo comprime…..continua a viaggiare, come un treno che va a snodarsi su altre rotaie, altri binari…. e continua a viaggiare….

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