Maestra


Maestra

L’incanto sboccia dai rami
e sono delicate sembianze
di un canto che percorre l’orizzonte,
canto che genera vita
foglie abbracciate
immerse nell’amnios
per poi abbruciare nel vento.
Questo desideravi.

Antica maestra hai combattuto
eretta i capelli cinerei agghindati a fienile
ci hai difeso bambini gentile,
ora siamo forse eravamo come volevi
ripeti ancora versi a noi bocche aperte
di fame stupore e partigiani vicende e sangue
di guerra vicina-lontana aspra puttana
del piano di sopra che temevo e ridevo
da porta sbattuta di urla e poesia
carri armati e racconti di mori.

Ho visto ti ho visto gridare piangere allora
che non te ascoltavamo, le bandierine della
squadra di calcio stringevamo
e tu con Dante Quasimodo e Lorca
le spoglie di vita dei morti dei versi andati
nel fiume di vino e liquore animale
seminale dicevi ridevi che vecchia non eri
agli occhi leggeri di noi bambini di ieri
rimasta lo sei per sempre maestra.

E poi ti ho cercato ho storpiato
i percorsi le pagine bianche col nome in memoria
non c’eri.
Lo so mi hai amato ripreso detestato,
ascoltavo e ridevo scherzavo cattivo
e colpi infliggevo a ogni parola che amavi
fino a deturpare il bello che amavi.

Un canto che genera vita
canto che percorre l’orizzonte
canto dell’arcobaleno
boccioli immersi nell’amnios
riaffioranti dalle ceneri
foglie abbracciate
delicate sembianze.

( da “Sotto un cielo troppo azzurro”)

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