TESTIMONI (IN)DIFFERENTI – MONICA MARTINELLI RECENSISCE LE CRONACHE DA RAPA NUI


cronache da rapa nuiCronache da Rapa Nui è un’antologia su temi ecologici a cura di Gianmario Lucini, che nel corso degli anni si è già distinto per aver curato e pubblicato antologie su argomenti sociali e di denuncia importanti (come L’impoetico mafioso, La giusta collera, Cuore di preda), questo a dimostrazione di quanti scrittori e poeti e sono sensibili a scrivere su temi “impegnati”. In questa ne sono presenti ben 116, oltre ai numerosi artisti (alcuni sono anche autori dei testi) che hanno partecipato con una fotografia o un disegno: il libro è infatti impreziosito da belle immagini, che lo rendono ancor più realistico. E’ interessante notare la diversità dei contributi: dalla poesia (anche dialettale), al racconto, alla testimonianza. Sono presenti spunti e considerazioni che fanno riflettere su un tema così delicato e importante per la vita e il futuro delle nuove generazioni e di quelle che verranno, per le quali siamo noi stessi responsabili, che rischiano di ritrovarsi su un pianeta ormai consumato e depredato delle sue fonti di ricchezza primarie come l’aria, l’acqua, la terra, l’energia. Da tempo se ne parla e si legifera, ma in concreto nulla si fa per invertire la marcia o almeno tentare di salvare il salvabile, mentre invece ulteriori disastri continuano ad avvenire e nuovi sono sempre in agguato, a dispetto dei vari Protocolli e conferenze internazionali sullo sviluppo sostenibile. Le voci di questi autori rappresentano un monito di fronte al progressivo disfacimento di cui siamo tutti testimoni e al tempo stesso indifferenti

Il nome del titolo, Rapa Nui (che significa roccia galleggiante), si riferisce all’isola di Pasqua situata nel Pacifico davanti al Cile, che venne disboscata per costruire delle grandi statue votive, e successivamente desertificata fino a perdere quasi tutti i suoi abitanti nel corso dei secoli. Nella appassionata introduzione dell’antologia lo stesso Lucini afferma giustamente: “..fin tanto che si potranno scrivere libri del genere, c’è infatti da preoccuparsi e il fatto che si scrivano sempre le stesse cose è ancor più preoccupante, perché significa che nulla si muove e anzi, il problema si aggrava sempre più.” E continua: “Rapa Nui è la metafora della follia umana, una lezione che non dovremmo mai dimenticare, l’esempio più vivo e concreto del declino di un sistema che decide di autodistruggersi in nome dei suoi idoli…E’ anche la metafora del destino di un’umanità scissa, che non ha nessuna sensibilità e cultura ecologica, di modo che, continuando a rapinare la natura, provocherà il suo irrimediabile decadimento, fino a causare l’estinzione totale di sé stessa.”

Non potendo indicare e citare tutti gli autori che hanno dato voce, corpo e immagine all’antologia, farò riferimento solo ad alcuni, premesso che tutti i contributi sono molto significativi. Da condividere il discorso che Josè Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay, pronunciò in occasione del G20 in Brasile nel giugno 2012, esprimendosi a favore dello sviluppo sostenibile, che così concluse: “Quando lottiamo per l’ambiente, ricordiamo che il fondamentale elemento dell’ambiente si chiama: la felicità degli uomini.” La poetessa Gisella Catuogno nella poesia Alberi descrive le bellezza e la forza della natura: “Davanti a certi alberi / io mi inginocchierei / miracoli di bellezza come sono..”. La suggestione degli alberi è presente anche nella poesia di Annamaria Ferramosca: “non sappiamo di avere accanto mappe di salvezza / dispiegate nei rami…lo sgolare dei frutti / sii migliore del tuo tempo dicono..”, e in quella di Mariella Corsi: “Amo la dolcezza di chi muove solo col vento…”. Andrea Masotti nella sua poesia Paradiso terrestre parla invece di “albero dell’ignavia” e di “borse di plastica del PAM che pendono dai tigli dei giardino”. Di fiumi ci narrano Maria Pia Quintavalla nella poesia Al grande fiume e Enzo Rega ne Alla sorgente del Sarno. Lucetta Frisa nella poesia Intrusi affronta il rapporto tra uomo e natura: “Noi, gli intrusi: / le pietre ci volevano? / Ci voleva il mare, /il prato, la pioggia? /Ci volevano gli alberi e tutti gli animali?…Chi siamo?”, come nella poesia di Cristina Bove Che parevano cieli: “Quale sarà la veglia di un cenone / assiderati dentro, che non bastano abeti / o mele rosse appese alle ringhiere / a darci un senso che non sia di gelo / aperti gli occhi”. Anche Nella casa del tempo di Loredana Magazzeni è presente il conflitto tra uomo e natura: “Il mondo verde non è ancora sconfitto. / Avvolge rovi e rovine e fra di essi vorace / divorerà uomini che si credettero titani / e persero, rovinando..” e in Avvento di Met Sambiase “…t’imbatti in un giorno nuovo come un dono /sbiancato da scavi o gas / e finché dura/il giorno è l’alba della terra..”. Suggestivo il racconto di Giovanna Iorio La fine del mondo da parte degli animali in difesa dei diritti degli animali e di tutti gli elementi del pianeta: “Penso agli animali oggi. A questi silenziosi esseri che vivono senza pensare alla fine.”. Gianmario Lucini, nel surreale e ironico Dialogo fra un poeta e un filosofo cinico parla di inquinamento legalizzato: “Oh certo, con le parole non si cambiano i fatti, tu dici, ma è proprio qui che ti sbagli. Tu pretendi che la politica risolva l’inquinamento quando è proprio la politica il miglior alleato degli inquinatori…”, mentre i versi ironici e caustici di Lucio Zinna in Chi passa al bio?: “la natura -/ incipriata di anticrittogamici vede / carcerati i frutti in celle frigorifere / poi liberati a interessi di filiera. / Rendono morta quella viva” e ne Il filo: “La civiltà dell’involucro imbusta / cervelli in tetrapak privatizza sorella acqua..” parlano dei prodotti geneticamente modificati e dello spreco negli imballaggi. Anna Maria Curci ha pubblicato (anche con traduzione in tedesco) la lettera in versi scritta nel 1957 dal compositore H. W. Henze a Ingeborg Bachmann Lasciapassare (Aria II), un omaggio alla bellezza della natura: “La terra vuole avere ogni giorno / un lasciapassare nel cosmo della notte, / che ancora per mille e un mattino giovane grazia / si faccia dell’antica bellezza”. Manuel Cohen, invece, ci illustra un viaggio allucinante nella tratta ferroviaria Potenza-Napoli-Roma, dal titolo Eboli dal treno a Battipaglia descrivendo lo scenario che vede dal finestrino: “rivoli neri discariche diossina/corsi d’acqua cementati/tralicci della luce allineati..”. Di diossina parla anche Giuseppe Vetromile nella poesia Sublime diossina: “Restano tracce di passaggio disumano: /noi mia cara saremo il resto di niente /domani e i nostri figli mangeranno / cellophane..”. Maria Laura Antonellini e Francesco Di Stefano ci ricordano i disastri nucleari nelle poesie su Cernobyl e Fukushima: “Di nuovo un vento dell’est trasporta / pollini di funghi tossici che sembrano / squamare la neve sulle cime..”. Nella poesia Il crollo Paolo Polvani descrive un terremoto e le reazioni degli abitanti: “Il sangue raggrumato. Le foto sui giornali. Tutti / dicono amen.” Gabriella Fantato sottolinea le incongruenze delle città e delle case moderne, come nella poesia Evidenze: “Stiamo dentro queste cellette, / case piccole dove la paura /guarda l’orologio / ogni attimo che passa…E ancora ci disegnano eroi / con i gessetti della scuola.”

Hanno aderito, inoltre, all’iniziativa molti altri importanti autori contemporanei, tra i quali Antonio Spagnuolo con la sua poesia visiva, Maria Inversi, Leda Palma, Maurizio Soldini, Alain Rivière, Fernanda Ferraresso, Vincenzo Mastropirro, Rina Accardo, Fabio Franzin.

Un libro apprezzabile e necessario che invito a leggere e divulgare per ampliare ancora la rete di sensibilizzazione su questi argomenti, condividendo la speranza che esprime Leopoldo Attolico nei suoi versi di “vederlo prevalere il verdeprato sul cemento..nei tempi di recupero / magari perpetuando all’infinito / un dolcissimo calcio di rigore”.

Monica Martinelli

monica martinelli, il golem femmina,

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