GEO E IL PODERE WIFI – racconto per i bambini


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Geo era nato in campagna, figlio di un contadino, uno degli ultimi nella zona. Mattia a scuola lo prendeva in giro per il fango sulle scarpe e perché aveva raccontato che al mattino faceva colazione con un ovetto. “Le galline vivono in casa? “ gli ripeteva “Dormono con te?”.
Geo si era confidato con la mamma, ma l’unica spiegazione era che ogni famiglia aveva un lavoro e la loro era una famiglia di contadini. Avrebbero avuto sempre aria buona, animali mansueti e prodotti freschi per mangiare. Per qualche anno Geo si era fidato. Poi i dubbi erano cresciuti con lui. “Cosa fai oggi?” Gli chiedevano i compagni. “Gioco con il mio cane Lotus” rispondeva.
“Io con l’ultima play station! Tu ce l’hai? ” lo canzonava Mattia.
Di giorno in giorno Geo diventava più insofferente.
“Papà, non passeremo tutto l’inverno ad aspettare che i cereali crescano?”
“Si deve fare così, Geo. Ci vuole tempo per crescere.”
“Ma è tempo perso.”
Alle superiori era riuscito a farsi comprare il computer ed ebbe un’idea. La campagna doveva produrre in fretta, così ci sarebbe stato più tempo libero. “Se c’è più luce la frutta cresce prima. E se innaffiamo meglio i cereali aumentano”. Geo chiese al padre di modernizzare.
Batterie solari consentirono a delle lampade di illuminare gli alberi da frutta e le verdure negli orti. Un sistema di pompe portò più acqua per irrigare. Spese una cifra ma a fine stagione un buon raccolto aumentò le vendite e il padre pareggiò quasi i conti.
“Allora Geo, come vanno i tuoi esperimenti?” chiese Mattia, che girava con la cuffia nelle orecchie.
“Bene. Sono solo all’inizio”.
“E le mucche?”
“Cosa intendi?” rispose Geo.
“Con le ragazze ci troviamo tutte le sere. Tu stai bene con le mucche.”
“Sabato vengo anch’io. Dove vi trovate?”.
Geo pensò che lo stavano lasciando in disparte.
Lesse di un sistema per tenere compagnia alle mucche. Fece acquistare amplificatori e qualche dischetto musicale. Alle mucche mise le cuffie sotto le corna. Meglio la musica rock, sarebbe venuto latte più vitaminico. Il latte infatti migliorò. Era ora di intensificare la produzione e ridurre i tempi. Così avrebbe avuto più giorni liberi.
Ordinò prodotti chimici per far crescere il grano in fretta. Due raccolti l’anno, forse tre. E per mungere le mucche, macchine da applicare alle mammelle. Bastava passare la sera e raccogliere il latte. L’ultimo tocco fu collegare tutto con un sistema Wifi. Geo inviava un messaggio e le lampade si accendevano, l’acqua girava nei canali, le macchine succhiavano il latte, i contenitori versavano mangime. Quell’anno fecero due raccolti e la frutta sugli alberi pesava il doppio.
D’estate Geo partì al termine della scuola. Una sera il vento soffiò forte come non succedeva da anni. I rami del frutteto scossero e i frutti caddero. I genitori cercarono di spostare le batterie solari al riparo ma non fecero a tempo e il vento le rovesciò e ne frantumò parecchie. La pioggia trascinò la frutta caduta nelle condutture che si bloccarono facendo allagare gli orti e gli ortaggi marcirono.
Un blackout interruppe la musica e le mucche rimasero sole tra i tuoni. Terrorizzate scalciavano le macchine per il latte e rischiavano di strozzarsi con le catene. Il padre entrò con una pila e aprì i lucchetti.
Le mucche fuggirono nei campi e li devastarono. Quando tornò Geo cercò di limitare le conseguenze, mentre il cellulare squillava.
“Vieni all’Happy hour?” Chiese Mattia.
“Certo. Le disgrazie non devono fermare” rispose e partì mentre i genitori cercavano le mucche.
Era di cattivo umore e, malgrado qualcuno cercasse di consolarlo, non si divertì.
Al ritorno non trovò nessuno. Un biglietto diceva che suo padre era caduto per riportare una mucca nella stalla e che era stato trasportato via con l’ambulanza. Cercò di chiamarlo, ma il cellulare, bagnato, non funzionava. Dove cercarlo? In provincia c’erano tre ospedali. Si distese a letto.
Mentre riposava arrivò il suo cane e appoggiando le zampe lo svegliò. Aveva fame e cercava compagnia. Non c’era tempo da perdere. Diede a Lotus una bistecca poi, inforcato lo scooter, partì verso l’ospedale più vicino, dove fu informato che il padre era stato operato a una gamba in un’altra sede.
“Come stai, papà” furono le prime parole quando lo vide, con la madre vicino al letto, nel reparto chirurgico. “Bene, perché ti vedo. E il podere? Sei stato a casa?”
“Il podere è in ordine. Lotus ha sorvegliato e le mucche sono tornate.”
“Sì. Ci vuole qualcuno presente. Il cane ha fatto quello che poteva, ma solo per far piacere a te.”
Geo riportò a casa il padre qualche giorno dopo e progettò ancora.
In parte le innovazioni rimasero, perché erano utili e costose, ma decise di fermarsi almeno qualche ora tutti i giorni, eliminando i comandi a distanza e le sostanze sciolte nell’acqua, per aiutare e controllare che tutto funzionasse bene. Di raccolti ne bastava uno, se era buono. Il podere si prestava a organizzare partite di calcetto e alzò con gli ultimi risparmi una rete di pallavolo in cortile. Decise anche di organizzare delle feste, in campagna gli amici venivano volentieri più che all’Happy hour e si faceva musica dal vivo. Ma ritornò anche per Lotus che quando lo rivedeva gli saltava intorno e voleva giocare con lui.
Il suo tempo era tornato quello degli alberi e delle foglie, degli animali e delle piogge. Non l’avrebbe più perduto.

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Una risposta a GEO E IL PODERE WIFI – racconto per i bambini

  1. le parole di paola-illaboratoriodipetunia2 ha detto:

    Un incanto.grazie.

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