Premio Letterario Internazionale Il Molinello 2009

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con il racconto L’Esilio, visibili il video e la bacheca.i premiati al Molinello 2009

L’ESILIO

Scrivo addossato ad un arbusto per proteggermi dal sole a picco che dipinge larghe chiazze sulle pietre. Una sedia di tela sfilacciata mi regge a malapena. A lato una siepe di bosso, sterpaglia inaridita dall’incuria, attende una mano benevola. La mia la strapperebbe con le radici.
Non filtrano suoni in quest’angolo di eternità maleodorante, di sole cherubino e lago celeste che spande fino ai tetti e in lontananza si sgonfia nel mare. Quella sera una giovane donna piangeva nella strada della mia città, lacrime si intoppavano lente sopra le narici, un singhiozzo svogliato rispondeva al cellulare.
Ultima immagine racchiusa dal tappo di bottiglia : lei piange rassegnata, alcuni camminano davanti a lei senza girarsi, lei attende una parola una sola, io guardo e non so parlare, le lacrime si rapprendono nel sale, lei statua di sale sorride io non rispondo lei precipita negli Inferi dove nessuno conosce la sua lingua ed è disposto ad inseguirla. Inferi di solitudine.
Ora il deserto di cielo irradia una vita ammirevole, priva di musica e tecnica, mi isola nel pallore delle distanze, nella memoria di uno sguardo arreso, con un brivido che vanifica ogni redenzione. Iniziare dal proprio fallimento è troppo facile, desta una comprensione sgradita. Ogni tappa era prevista. Non la fine.
Partenza in batteria, scuola d’elite alla pari con gli altri, posizione egregia in prova, obiettivo raggiunto. Autonomia, inglese, relazioni, battutine.. obiettivo raggiunto. Denaro, casa, professione, abiti firmati, motori, obiettivo raggiunto. Convivente di livello tale da destare occhiatine e commenti obiettivo raggiunto. Dignità figlio in arrivo matrimonio in extremis, Cosmopolitan, occhiali Avanzi, domenica allo stadio o meglio cinema venerdì sera con weekend in aereo etc etc obiettivo raggiunto…e poi ? Ruoli democratici, sorridente in video clip d’autore, un vero cheese nelle riunioni di lavoro, voce autorevole non autoritaria nei contrasti col figlio, ma vellutata e suadente, tanto cara e regalini ricordini sul filo della memoria che funziona a sprazzi e la sera fuori di casa peggiora ed è vero Alzheimer con spaesamento non riprovevole alle cene con le colleghe, il vino non l’ho ordinato io. Una riuscita su tutti i fronti, altro che.
Eppure sono fuggito. Qui, nel silenzio, dove tutto è azzerato. Di fronte a una scogliera incontaminata, distante cento metri, tra pietre bianche cespugli ed erba secca ritrovo il nostro obliquo mondo: cataste di finestre infrante avvolte dalle ortiche, muri di case di cemento senza tetto, quadrati di campo recintati alla meglio da fili di plastica tesi, abusi sanati o interrotti, un pensionato che si aggira tra i materassi stesi al sole, due bambini marocchini giocano mentre il padre girovaga a vendere calze e sandali ai mercati.
Tornano alle labbra le strofe di una ballata.. sei eroe tra le alghe marce/ e bambini nel mattino/ e così saranno sempre.. la luce vitrea si scompone sull’erba bruciacchiata intorno e in solitudine i campi raccontano di quella notte di fuoco quando tutto è cambiato. Quando il giardino è arso, la mia terra è rimasta nuda. Quando una giovane donna ha pianto e il mio automa non ha tirato i freni proseguendo nel binario rugginoso del silenzio.
Ora vivo degli scarti dell’Eden, mangio il torsolo bacato della mela. Non sarò più un codardo, ora sono per lei un fratello. Un vinto. Se tornerò lotterò fino alla fine. Tutto torna. Tornano il mio respiro pastoso, gli spasmi del ventre, il rigore delle albe, i mugghii del mare o di una bestia nel bosco. Torna la vita.

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